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fiorediloto

Editoria a pagamento (per gli amici "Il Male")

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Aug. 27th, 2010 | 08:04 pm
mood: bitchybitchy

Oggi pomeriggio ho visto un video: Quando i sogni hanno un prezzo, registrazione di una tavola rotonda sull'annoso tema dell'editoria a pagamento, che già il titolo è un programma.

E lo confesso, un po' mi sono irritata a vedere l'incredibile montagna di cavolate che la gente, soprattutto i paladini autoeletti, riesce a sparare in meno di un'ora. Non sono un'editrice, non ho mandato manoscritti a nessuno e non gestisco alcun sito o blog in materia, quindi mi ritengo sufficientemente fuori dai giochi (posizione invidiabile, ve l'assicuro) per dire un pensiero o due in proposito.

Il primo è questo: l'editoria a pagamento non mi piace. È una cosa piuttosto squallida, umiliante per tutte le parti coinvolte, poco produttiva nel migliore dei casi, attivamente deleteria nel peggiore, e tende a convincere le persone che sono scrittori. Purtroppo l'ho visto succedere in diretta, ed è una cosa estremamente irritante. Specie se il romanzo fa schifo sin dalla prefazione e te lo vedi spuntare a mo' di SPAM del viagra a ogni angolo dei tuoi social network.

Comunque, l'editoria a pagamento mi dà fastidio. È una di quelle cose che mi renderebbe felice vedere scomparire dalla faccia della terra, come le blatte e la rinite allergica, ma alle quali non mi sento in coscienza di negare il diritto di vivere. Le blatte servono all'ecosistema e la rinite allergica è una disfunzione del mio organismo alla quale sono rassegnata. Vivrei meglio senza, ma mica posso scendere in piazza a fare corteo contro il mio naso, giusto? Così non mi indigno mandando giù antistaminici come caramelle, non mi indigno quando devo lanciare ciabatte sul soffitto, e allo stesso modo non mi indigno se qualcuno ritiene di offrire un servizio a pagamento e qualcun altro di usufruirne. Mi schifo, magari, mi secco, mi lamento, ma non ammanto la cosa di più serietà di quanta ne meriti.

Però un po' mi indigno quando vedo propinati e accettati senza replica assiomi del tipo: c'è un'editoria "seria" e una a pagamento. Naturalmente è l'editore "non a pagamento" (da qui "non P"), un personaggio piuttosto tenero, dopo essersi lamentato con voce straziata del fatto che lui non può permettersi lo spot su Canale 5 (ebbe'), a tirare fuori il parolone. "Noi facciamo editoria seria" (noi, i Buoni, noi che non tiriamo a fine mese) "mentre loro hanno lo spot su Canale 5" (che già di per sé è il Male, figuriamoci se si mette pure a sponsorizzare i Cattivi).

Esattamente, perché l'editoria non P sarebbe più seria? Me lo spiegate, visto che sono ignorante, che vuol dire "serietà"?

Forse è questo:

1. scegliere il testo in base al suo valore letterario

Ah, sì? E perché? Io contesto che sia quella la funzione di una casa editrice. Mi rendo conto che l'idea romantica della casa editrice è che questa diffonda la cultura. Però siccome viviamo nel mondo reale e non nel castello di Cenerentola e Babbo Natale è morto da un pezzo, la gente dovrebbe aprire gli occhi e rendersi conto che la casa editrice è un'azienda e come tale realizza dei profitti. Come lo fa? Pubblicando libri. Semplice. Sarebbe come dire che Scientology o la Chiesa Cattolica diffondono la pace, l'amore e la moralità nel mondo perché sono chiese. Sorpresa, le chiese non diffondono la moralità nel mondo più di quanto le case editrici diffondano la cultura. Questo non vuol dire che non lo facciano, a volte. Se lo facessero tutte le volte che possono permetterselo sarebbe idilliaco. Ma non è così e soprattutto non è dovuto. Le chiese fanno adepti e le case editrici profitti, fine della storia.

Ma torniamo al dibattito. La casa non P, in quanto seria, ti valuta in base al tuo valore. La casa P, in quanto non seria, non ha alcun interesse a valutarti in base a nessun parametro: paghi e ti sforna tot copie, una volta usciti dal negozio la merce non si cambia (cit.). Orrore! Abominio e raccapriccio! E che è, serietà, questa? La cultura? L'estetica? L'Arte? No: semplicemente, come tutte le imprese, guarda al profitto.

Il tuo romanzo fa schifo, o forse anche no: forse è un capolavoro. Non ha importanza, perché tanto non l'hanno letto. Oddio, qualcuno forse lo leggeranno pure, ma comunque in generale non importa cosa c'è scritto: pessima prosa, fanfiction tentacle sadomaso su Harry Potter, articoli di Wikipedia. Pubblicano tutto. Paghi e il tuo ego è felice. Se sei una persona onesta, dentro di te sai che - con un po' di palle in più - avresti provato a piazzare l'opera in cui credi (o forse anche no) presso un editore che non ti chiedesse soldi. Ma non l'hai fatto, o ti ha respinto perché il tuo romanzo fa schifo, o forse anche no. Il punto è che a loro (gli editori P) non importa, ed evidentemente neanche a te.

(Tra parentesi, i contratti li propongono a tutti ma poi l'editing te lo fanno fare, se non altro per rientrare in un certo numero di pagine. Fidatevi, è così.)

L'editore non P, invece, ti pubblica solo perché crede in te. Cioè, crede che venderai e quindi gli porterai soldi. Che non è la stessa cosa che dire "crede che tu sia bravo"! Il tuo romanzo fa schifo, o forse anche no: forse è un capolavoro. Non ha importanza, perché tanto anche se è il capolavoro del secolo, anche se è profondo e bellissimo e ha uno stile ineguagliabile e Dante Alighieri ti avrebbe volentieri leccato tra le dita dei piedi per il privilegio di leggerne una riga, anche in quel caso, che tu sia bello, bravo, innovativo, tradizionale, meraviglioso, quello-che-ti-pare, sta' tranquillo, sicuro come la morte non ti pubblicano se non vendi.

Mi ha fatto ridere l'editore non P che, dopo neanche cinque minuti dall'aver distinto l'editoria seria (se stesso) dall'editoria non seria (l'altra), ha detto esplicitamente che loro non avrebbero pubblicato la Rowling perché è fantasy, e il fantasy non vende, e quindi ciao ciao J. K.! Okay, la Rowling non è un modello di stile e il mondo sarebbe andato avanti ugualmente senza di lei. Però che cazzo: alla faccia della serietà! "E riceviamo centinaia di fantasy al giorno", continua la persona seria, sgomento perché la gente non ha ancora capito che deve smetterla di scrivere ste cose inutili che non vendono. Scrivete di narcotrafficanti, cribbio, di lapidazioni, del ruolo del piffero di Briatore nella costruzione della morale contemporanea! Ci vuole tanto a capirlo?

Ma forse sto sbagliando tutto, e serietà invece significa:

2. rispettare i contratti

Si impegnano per delle cose, a darti recensioni, un certo livello di distribuzione, copertura mediatica, un articolo sul Giornale accanto alla pelata di Silvio (no, meglio, in sovrimpressione sul cranio), e poi non lo fanno. Ti hanno illuso. Non hanno rispettato il contratto.

Ma nel contratto cosa c'era scritto? L'avete letto bene? Siete proprio sicuri che i termini non siano stati rispettati, o forse semplicemente a voce vi hanno parlato genericamente di "distribuzione" (e c'è), di "promozione" (e c'è), della "minchia del pupo" (e c'è, quella non manca mai) e l'articolone su Padania Oggi non c'era proprio ma manco per il cazzo? Siete sicuri che si siano esposti bellamente al rischio di una denuncia, col rischio che voi siate proprio quell'italiano rompicoglioni su cinque che ha un parente avvocato?

Se non hanno rispettato quello che hanno firmato, sicuramente hanno una gestione poco seria, e se siete quel fortunato su cinque denunciateli, invece di fare le tavole rotonde. Denunciateli, vincete la causa e date l'esempio che i termini dei contratti vanno rispettati. Questo sicuramente servirà un po' di più. Ma per favore, non venite a dirmi che questo vale solo per l'editoria a pagamento. Anche le grandi case editrici non P, se hai il culo di entrarci, ti promettono "distribuzione" e poi sì, te la danno, ma se per un motivo o per l'altro non ritengono di dover investire su di te (perché c'è altro in ballo, perché c'è la grande promozione di "Scusa ma mi sono svegliato gay", perché l'editor che ti ha seguito è stato silurato e i suoi progetti affondano con lui, perché è passato un anno, il papa è morto e ora vanno di moda solo i libri di preghiere, perché perché perché), allora vendi 800 copie e poi è un calcio in culo, ciao ciao Esordiente! Rientrano nelle spese, ci fanno un guadagno modesto tanto per dire che l'hanno fatto, non ti danno una lira perché non hai raggiunto la quota per far scattare la percentuale ed è finita lì.

Queste cose non me le sto inventando. Basta avere una minima familiarità con questo mondo, per esempio conoscere una persona o due che ci lavorano, per sapere che cose del genere sono all'ordine del giorno. Con questo non sto ribaltando le carte e dicendo che l'editoria non P è poco seria e l'editoria P invece sì. Sto dicendo che c'è gente poco seria ovunque, qualsiasi cosa "serietà" voglia mai significare (spiegatemelo! anelo una risposta!), ed è quantomeno ridicolo pretendere di tagliare in due un intero mondo e dire "tu sei serio" e "tu no" solo perché, dato il comune obiettivo di fare più soldi possibile, si sono scelti due metodi diversi per raggiungerlo.



La verità, comunque, è che è la crociata dei poveri a irritarmi più di ogni altra cosa. Non c'è nulla di vergognoso o illegale o moralmente illecito nell'editoria a pagamento. È squallida, come la prostituzione, ma come la prostituzione c'è una sola cosa da dire in proposito: è roba tua e ne puoi fare quello che vuoi. E poi però non ti lamenti. Poi non vai a piangere dalla mamma che l'editor di Mondadori non è stato folgorato dal tuo esordio comprato col vil denaro e non ti ha chiamato per proporti di diventare il nuovo José Saramago (che convenientemente ha lasciato il posto libero). Poi non vai ai saloni a dire che è una vergogna e che sei stata turlupinata e che invece c'è gente seria come X, a cui non ti sei rivolto per tua scelta o che ti ha calciorotato per sua scelta, e tutti dovrebbero fare come loro. Certo, fare come loro e cestinarti, sono d'accordo.

E soprattutto, non metti su le campagne contro questo terribile fenomeno come se fosse un'emergenza sociale: mio dio, tutta questa gente che vuole pubblicare a pagamento! È sicuramente colpa degli editori ingannatori e cattivi, non dei mille poveri fessi che non tollerano di sentirsi dire che non sanno scrivere e preferiscono andare da chi dirà loro che va bene, che saranno pubblicati, senza neanche leggerli. Non è certamente colpa del fatto che la gente scrive senza saper leggere lei stessa. No, no, tutto questo non c'entra niente: è solo l'avidità umana.


Sarà.





Ah, fuori dal cut, solo per puntualizzare: i sogni hanno sempre un prezzo. Se ti va bene è moneta contante; più spesso è un pezzo della tua vita, il tuo tempo, i tuoi affetti, le tue passioni, la tua integrità, gli altri tuoi sogni. Se sapete di sogni che si sono realizzati gratis et amore Dei, fatemelo sapere.

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Comments {6}

defe ~ la sezione aurea del fandom (cit.)

(no subject)

from: el_defe
date: Aug. 27th, 2010 10:34 pm (UTC)
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Passerò per quello prevenuto e di parte, ma anche chissenefrega XD. Quoto tutto e rilancio.

Io vorrei pure supportare la famigerata editoria dei cavalieri "liberi dal capitalismo" di Guadalupe - da non confondere con i cavalieri della più nota GaGalupe, froci fino al midollo in quanto templari (la colta citazione è fornita da due noti video musicali) - ma se ho beccato tutte ciofeche colossali tranne due (*) al punto che ho sentito il bisogno morale e materiale di disfarmene PRIMA DEL TREMENDO TUAILAIT, io che colpa ne ho?
Il minimo sindacale è Cussler, con il suo Gary Pitt Stu, la sua prosa da high school e le trame degne del Ciclo Alta Tensione di Canale 5, che però ha due pregi indiscutibili: costano pochissimo per il loro essere in Teadue che è scontata spesso e volentieri a 5-6 euro, e sono ottimi per leggere al cesso o in treno. Più sotto di così, in quanto a letteratura che acquisto, non voglio scendere (se è gratis è un altro conto, ma fino a quando non avrò un kindle - e quindi fino a quando i kindle non costeranno quanto un MP3 - mi rifiuto di leggere i libri su schermo)
Io, detta col cuore, non ho nessuna intenzione di spendere tra i dodici (se ti va di culo e conosci intimamente l'autore, nel senso che ci sei andato a letto) e i venti euro per un libro che come unico pregio riconosciuto avrebbe quello di essere per il circuito librario ciò che l'industria ecosostenibile è per la produzione di massa. Io me ne sbatto altamente di chi stampa il libro, mi interessa cosa c'è dentro: e la bontà dello stesso non la garantisce né la piccola editoria, né quella a pagamento, né la tanto amata Fazi (**).


(*) Non che i due siano capolavori della letteratura: uno è un buon libro che però ci mette cento, centocinquanta pagine per avviarsi, risultando più lento della beneamata Phédre del Dardo e la Rosa, e che finisce di cazzo perché fa parte di una trilogia e Dio solo sa quanto abbia preso in odio le trilogie fatte da libri neanche lontanamente autoconclusivi; il secondo è un buon libro con una trama ai limiti del passabile ma l'ho avuto in regalo e a regalo donato non si guarda in bocca.
(**) Peraltro ribadisco che avere in giro la saga della Meyer e tutti i suoi cloni è un problema molto più grave di quello dell'editoria a pagamento, perché i libri che mi interesserebbero sono finiti sommersi da libri con la copertina nera e i particolari bianchi e rossi.

Edited at 2010-08-27 10:59 pm (UTC)

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defe ~ la sezione aurea del fandom (cit.)

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from: el_defe
date: Aug. 27th, 2010 11:38 pm (UTC)
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Traduzione deffico-italiano:
L'editoria "del Bene Superiore", per la mia esperienza, è cara e nonostante ciò non offre la qualità del contenuto che dovrebbe essere il minimo per giustificare:
- un prezzo più alto;
- una forma meno elegante (non è il mio caso, mai fatto problemi con le edizioni economiche della TeaDue... certo, quando ti ritrovi pagine attaccate perché non tagliate bene, il WTF ti prende);
- un contenuto quantomeno insufficiente (quando anche tra i pubblicati dal Malesupremo ci sono cose buone e giuste).

Ora: o sono sfigato, o il mio campione non è rappresentativo, o il Bene Superiore un po' puzza pure lui.

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Fiorediloto

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from: fiorediloto
date: Aug. 28th, 2010 09:39 am (UTC)
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Ora è più chiaro XD Comunque sì, è la mia tesi: ci sono brutte gestioni da entrambe le parti, e devi anche essere fortunato o sfortunato tu in base a chi becchi. Generalizzare è molto pericoloso, specie se ti concentri contro una o due case in particolare (che magari, non dico di no, sono un esempio emblematico di come le cose non si dovrebbero fare) e non vedi tutto il fenomeno nella sua interezza.

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zia Lizzò ~ la leonessa sul comò

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from: lisachanoando
date: Aug. 28th, 2010 11:50 am (UTC)
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In mezzo a un mucchio di cose che condivido in questo post, quella che mi sento di condividere maggiormente è: La verità, comunque, è che è la crociata dei poveri a irritarmi più di ogni altra cosa.
Il punto è che, come sempre, se esiste un'offerta, è perché c'è da soddisfare una domanda. Chi combatte l'editoria a pagamento, secondo me lo fa nel modo sbagliato, perché non serve mettersi lì' a fare la lista delle case editrici che chiedono un compenso per pubblicarti anche senza leggerti, così come non serve organizzare tavole rotonde (!) per fare del facile pietismo sulle situazioni dei poveri piccoli editori che, cuccioli loro, stanno tutti fallendo perché loro sono gente seria e ti pubblicano solo se ti ritengono artisticamente valido (lol certo).
Non è così che risolvi il problema, il problema lo risolvi spiegando alla gente che non tutti siamo nati per scrivere, e chi anche fosse invece nato per questo non necessariamente è poi nato per essere pubblicato. Non siamo tutti contenitori da un quintale di talento e brillantezza, c'è gente che scrive e scrive bene ma non riesce a non accettare il fatto di non essere un genio perché, nel senso comune, non sei un genio se non ti pubblicano. E questo è falso, perché come hai ottimamente spiegato non è che ti pubblicano se sei un genio, ti pubblicano perché vendi, se vendi, e se non vendi anche se trovi qualcuno disposto a scommettere su di te non è detto che sarà disponibile a ripetersi una seconda volta, nel caso i risultati non siano stati quelli sperati. C'è gente che manda avanti aziende, deve pagare dipendenti, deve ricavare un profitto. Viviamo nel paese dei balocchi se ci aspettiamo di essere pubblicati perché siamo tutti potenziali bestseller.
Peraltro questa cosa che l'editoria debba a tutti costi diffondere cultura mi sembra veramente ridicola X'D Wtf, ma quanto mai. Sarebbe riduttivo nei confronti dell'editoria. Fornire cultura non è compito delle case editrici, compito delle case editrici è distribuire prodotti che possano fornire a chi ne usufruisce del materiale con cui intrattenersi. Poi sono io che devo decidere se voglio comprare solo le biografie dei filosofi di Adelphi (sempre ammesso che si voglia intendere questo per cultura, diciamo "cultura" a livello più elementare, scolastico) o se invece preferisco buttarmi su Feltrinelli/Mondadori/Fazi/whatevs.

Edited at 2010-08-28 11:52 am (UTC)

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Black Vanghirimon

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from: mkmaki
date: Aug. 28th, 2010 03:32 pm (UTC)
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Io credo che abbiano diritto a esistere tutti:
Gli editori a pagamento perché se uno è così imbecille o assetato di fama da voler pagare... non si merita altro.
Gli editori non a pagamento perché c'è gente appena meno stupida che vuole veder pubblicata la sua opera senza sborsare un quattrino.

Visti i non soldi che si fanno, per me sono stupidi tutti XD
Per quattro copie in libreria, tanto vale un sito di qualsivoglia categoria, basta che sia gratuito e con un afflusso di pubblico.

comunque tu hai ripetuto quello che io dissi a suo tempo: ogni editore è un mercante, quindi non è che gli si possa dire niente se cerca di fare il SUO profitto.
Imbecille è colui che crede che gli editori pubblichino per chissà che altro motivo.

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galadwen85

(no subject)

from: galadwen85
date: Aug. 29th, 2010 08:44 am (UTC)
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I mercanti sono mercanti, e non c'è dubbio. Ma l'editoria italiana soffre del male comune di tutta l'imprenditoria italiana, che è cercare di fare profitti senza investire mai una lira oltre il minimo. Che è diverso dal cercare di fare soldi spendendo poco. Il concetto base del capitalismo, che ci piaccia o meno, è che devi investire inizialmente per avere un profitto. Ora, da uno che per fare profitto vende libri, mi attenderei un livello di investimento che andasse oltre un ufficio, una copisteria e 5 redattori in croce (sottopagati), e la pubblicazione di romanzi stranieri solo ed esclusivamente quando sono già dei best seller all'estero, che manco necessitano di promozione.
Ah, a questo proposito: non vorrei essere nei panni di chi si è fatto sfuggire i diritti della Rowling perché "il fantasy non vende" Alla faccia del non vende XD.
Quello che io reputo poco serio nell'editoria italiana è quello che trovo poco serio in tutta l'imprenditoria italiana: saper solo frignare (possibilmente battendo cassa allo stato) e mai investire seriamente, che per un editore dovrebbe essere investire sugli autori e possibili tali. Ma figuraiamoci! la Mondadori (che, ha pochi soldi la mondadori?) fa i "corsi vivaio per scrittori emergenti", a cui partecipi in massimo 15 e SOLO dopo selezione, e devi pagare 750 euro. Ma scherziamo? QUESTA è poca serietà. Specialmente da una casa editrice che ha tutti i capitali che vuole per investire, e trovarsi degli autori che vendano (e non dico bravi, dico che vendano).
Sinceramente, non ho nulla contro l'editoria a pagamento, se è onesta. Ovvero: se te lo dice subito. Altro discorso è mandare in buona fede un manoscritto a una casa editrice e vedersi rispondere "il suo romanzo è fantastico! saremmo lieti di pubblicarlo! però deve corrisponderci un anticipo di 5000 euro!" ecco, quello è prendere per il culo sinceramente. Visto che non posso neanche fotocopiare i libri per più del 15% e devo pagare alla siae ogni maledetta copia di quel 15%, per via della "proprietà intellettuale", ovvero del fatto che si riconosce un valore al lavoro intellettuale che c'è dietro, per qualcuno che fa soldi (o dovrebbe) con questo lavoro intellettuale, dovrebbe essere il MINIMO investire sullo stesso. Non mi sembra che i costruttori edili facciano pagare gli architetti per i progetti dei palazzi, mi pare piuttosto il contrario. O sbaglio? Quello che io trovo poco serio è questo assurdo gnaulare degli editori italiani, P e non P, per cui loro vogliono (anche giustamente) fare soldi col mio lavoro, però per farglieli fare io devo pure "contribuire" alle spese, perché, si sa, poverini, sono solo poveri imprenditori. Ma che, c'ho scritto "gioconda" in fronte??

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